La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è oggi l'approccio psicoterapeutico con il maggior supporto scientifico per il trattamento di ansia, depressione, disturbi alimentari, DOC e molte altre condizioni. Ma cosa la rende così efficace?
Il principio di base è semplice ma potente: non sono gli eventi a causare direttamente le nostre emozioni e i nostri comportamenti, ma il modo in cui li interpretiamo. Due persone possono vivere la stessa situazione e reagire in modo completamente diverso, perché diversa è la lettura che ne danno.
In seduta, il lavoro si articola su due livelli. Sul versante cognitivo, si imparano a riconoscere i pensieri automatici disfunzionali — quelle interpretazioni rapide e spesso distorte della realtà che alimentano il malessere. Sul versante comportamentale, si sperimentano gradualmente nuovi modi di agire che rompono i circoli viziosi di evitamento e rinforzo negativo.
A differenza di altri approcci, la CBT è orientata al presente e al futuro più che al passato, è strutturata in obiettivi concreti, e ha una durata definita. Non si sta in terapia all'infinito: si lavora insieme per raggiungere risultati misurabili.
L'approccio ACT (Acceptance and Commitment Therapy), che integro nella mia pratica, aggiunge un elemento fondamentale: l'accettazione. Non si tratta di eliminare i pensieri negativi, ma di cambiare la relazione che abbiamo con essi, smettendo di lottare e iniziando a scegliere azioni in linea con i nostri valori.
Se stai valutando di iniziare un percorso, il primo colloquio serve proprio a questo: capire insieme se la CBT con approccio ACT è adatta al tuo momento e ai tuoi obiettivi.
